Chi sono

Gianni

Mi chiamo Giovanni Montrucoli e sono nato a Verona l’otto febbraio 1959. Dopo le medie inferiori alla scuola Giorgio Cini e all’Istituto Scilla di Venezia, non mi inoltrai agli studi superiori, ma come molti iniziai a lavorare. A vent’anni, per amore o forse per disperazione, mi trovai ogni giorno per ore e ore con la penna stretta in pugno e un callo all’anulare che ancora si nota. Mi iscrissi nel 1984 alla scuola di musica per sassofono tenore, l’attuale Bruno Maderna, affianco del mio asilo agli Orti di Spagna. Cinque anni meravigliosi. La penna, gelosa, gareggiò per avere la meglio: nessuno perse, nessuno vinse. Trascorsi quasi tre anni in India, nel Gujarat. Tornando in Italia abbandonai il sassofono in uno zaino, con tutte le poesie scritte in più di venti anni. Non pubblicai mai e non mi ritrovai musicista, uccidendo due sogni in una sola volta. Proprio in India iniziai a dipingere con gli acrilici su polistirolo, oggi su tela con gli stessi colori. Rimasi per sempre influenzato da quella natura spietata, e forse per questo Guernica è tra i miei quadri preferiti. Con tutti i mostri che vedo e sento fra questa umanità, cosa di meglio posso fare che tradurli in nuovi corpi ogni volta che la fantasia me lo permette? Forse il mio lavoro: tre ore al mattino e tre al pomeriggio portarmi a spasso i disabili. Perché solo con loro riesco a ritrovare l’originalità del riso e del pianto.

Dicono di me

Giovanni Montrucoli Brombin, artista integrale:
con la musica, la poesia e la pittura.

Nasce nel cuore verace della Verona popolare, a San Zeno, in anni nei quali si respirava a pieni polmoni la magia di un quartiere così antico e nobile; per la gente, per i cieli e per la magnifica chiesa romanica. Pur nella turbolenza delle vicende familiari e nell’irrequietezza che lo contraddistingueva nell’infanzia, Giovanni deve aver assorbito moltissimo del fascino che lo circondava e si è ritrovato artista, quindi, fuori dalle accademie d’arte e dalle scuole a ciò deputate. Un artista irregolare, non condizionato dai mercati, un artista che vive l’arte come necessità. Arrivava a scrivere, in giro per il mondo quando ancora faceva il camionista, fino a 15 o 20 ore consecutive, come se con la sua penna si trovasse in groppa ad un cavallo imbizzarrito che non si voleva lasciar domare. Ed è la sua anima restia a farsi domare…

Passa con una certa disinvoltura da un lavoro all’altro, si industria in lavori assai diversi fra loro. E giunge in India all’esperienza del misticismo. E’ sempre in India che prende il via il suo gesto, il suo segno grafico, la sua arte pittorica. A volte descrittivo, a volte allucinato, a volte ordinatamente geometrico. Molta della sua pittura risulta essere una esperienza autobiografica. Molto parla dei ricordi di viaggio. Delle persone che conosce. Delle sue convinzioni filosofiche, del suo vissuto.

Il tutto narrato attraverso le “lingue” che gli hanno insegnato i maestri che con il tempo ha imparato ad amare. Infatti non ci meraviglierà di trovare riverberi di eco di Picasso, di Mirò, di buona parte dell’Astrattismo, dei colori di Van Gogh. Nella gaiezza ritroviamo le bizzarrie del Futurismo, con particolare riferimento a Depero. Le capacità espressive di Brombin sono molto elevate e la qualità formale anche. Pur rifacendosi a lessici espressivi già noti, i suoi quadri ci appaiono estremamente originali, come originale e irripetibile è la sua interpretazione della vita da raccontare. Una vita che pulsa specie nell’uso deciso dei rossi, che non temono di invadere il campo e di lasciare piccoli vuoti nel bianco delle figure. Vita viva quindi esprime questo artista, artista che non teme di osare, che non teme il confronto, che non teme le contaminazioni. Estremamente umano si tiene un po’ lontano dagli umani, ma esprime grande umanità a chi la Natura non ha concesso molto. E’ un generoso il nostro artista, con gli amici, con le persone che ogni giorno porta in giro, con l’Arte, alla quale dedica tempo, risorse, pensiero e fatica, ma soprattutto cuore ed anima.

Daniela Rosi